SARAGO SPARAGLIONE (Diplodus annularis) (foto Diving Tegnue)

SARAGO SPARAGLIONE (Diplodus annularis ) (foto Diving Tegnue)

Nella foto si possono ammirare 3 saraghi: 2 appartengono alla specie del Sarago fasciato (Diplodus vulgaris) e si possono riconoscere per la vistosa macchia scura presente dietro il capo, mentre il terzo, quello al centro, è un Sarago sparaglione (Diplodus annularis), in cui si può notare il colore giallo delle pinne ventrali e la macchia scura alla base della pinna (per imparare a riconoscere le diverse specie di pesci stiamo predisponendo un’apposita guida, che sarà disponibile a breve su questo sito). Il protagonista di questa scheda è il Sarago sparaglione, perché, così come altri pesci appartenenti alla famiglia degli Sparidi, come l’Orata, ha una caratteristica particolare e molto interessante: si tratta infatti di una specie ermafrodita proterandrica, caratteristica che riguarda le specie i cui individui sono sia maschio che femmina (ermafrodita), ma che, al contrario degli ermafroditi contemporanei (come ad esempio il sacchetto), sviluppano i due sessi in due diversi momenti della propria vita. Nel caso delle specie proterandriche, gli individui nascono tutti maschi, per poi cambiare sesso e diventare femmine una volta raggiunta una certa dimensione. Esistono anche specie che nascono femmine, per poi successivamente cambiare e diventare maschi e, in questo caso, si tratta di specie proteroginiche (ad esempio la Donzella, Coris julis, o la Cernia bruna, Epinephelus marginatus). Viene naturale chiedersi: per quale ragione queste specie cambiano sesso e quali sono i vantaggi di questa trasformazione? Nel caso delle specie proterandriche il vantaggio risiede nel fatto che individui femmina più grandi sono in grado di produrre più uova rispetto ad individui di taglia più piccola. Va premesso che nei pesci la crescita non è definita, non hanno, cioè, una dimensione massima di lunghezza e/o peso, come nel caso dei mammiferi, nei quali, raggiunta la taglia massima, gli individui smettono di crescere, ma le dimensioni dei pesci continuano ad aumentare durante tutta la vita. Quindi è facilmente comprensibile il vantaggio per le specie proterandriche, nelle quali gli individui femmina sono più grandi, e più vecchie, e possono produrre molte più uova. Va aggiunto anche che le uova sono molto costose da produrre, dato che contengono tutto il nutrimento necessario a far sviluppare la prole, mentre gli spermatozoi sono molto meno costosi e tutti i maschi, anche se di taglia piccola, ne possono generare in abbondanza (gli spermatozoi di un solo maschio piccolo possono fecondare le uova di moltissime femmine grandi). Ciò che ne consegue è che da piccoli conviene essere maschi, poiché si è in grado di produrre molti spermi e fecondare tantissime uova, ma, giunti ad una certa dimensione, che varia comunque da specie a specie, conviene diventare femmina, in grado di produrre molte uova in proporzione alla taglia.
Quindi viene da chiedersi: perché esistono specie proteroginiche che utilizzano, cioè, una strategia completamente opposta? Il successo riproduttivo, in questo caso, dipende proprio dalle dimensioni dei maschi. Sono proprio gli individui-maschio a competere attivamente per potersi accoppiare con le femmine, lottando tra loro per difendere il territorio o l’harem, e solo i più grandi e i più forti riescono a raggiungere l’obiettivo. In questo caso, quindi, quando si è piccoli e non si ha la forza necessaria per competere con gli altri maschi e, perciò, con successo riproduttivo praticamente pari a zero, conviene essere femmine, anche se si producono meno uova; quando invece si diventa i più grandi di taglia della zona, essere maschi diventa molto vantaggioso in quanto, essendo in numero inferiore, data anche la mortalità che colpisce le popolazioni nel corso della vita, vi sono pochi individui maschi che hanno a disposizione tutte le femmine dell’area. Vi è però uno svantaggio che frena la potenzialità riproduttiva di queste due strategie: la pesca da parte dell’uomo. Si tratta infatti di specie che possono essere molto più vulnerabili ad una pesca eccessiva: dato che normalmente si tende a catturare le prede più grandi, un prelievo indiscriminato può portare facilmente ad uno sbilanciamento dei sessi all’interno della popolazione, che, nel caso delle specie proterandriche, porta ad avere molte meno femmine e, di conseguenza, a ridurre di molto la capacità di quella popolazione di riprodursi.