RICCIOLA (Seriola dumerili) (foto Massimo Ponti)

RICCIOLA(Seriola dumerili )

La Ricciola (Seriola dumerili) è uno dei pesci di maggiori dimensioni (può raggiungere i 2 metri e i 90 kg di peso) che si possono incontrare durante un’immersione nelle Tegnùe di Chioggia. Si tratta certamente di un incontro non comune, ma non impossibile, specialmente in condizioni di ottima visibilità può capitare di scorgere la sua sagoma stagliarsi nel blu.

E’ una specie pelagica, che trascorre la sua vita nelle acque libere, distante dal fondo; per questo motivo è possibile scorgerla, se si è anche particolarmente fortunati, durante le fasi di discesa o di risalita, magari durante la sosta di sicurezza o durante la decompressione vicini alla catena.

Si potrebbe confondere con la Leccia (Lichia amia), anch’essa presente nei nostri mari, ma, per distinguerle, è sufficiente osservare le pinne dorsale e anale, che sono sempre ben visibili: se sono parallele, cioè sono alla stessa distanza dalla testa, allora si tratta di una Leccia, mentre nella Ricciola la pinna dorsale è più vicina al capo rispetto a quella anale. Queste specie sono solo 2 delle numerose specie di pesci pelagici che si possono incontrare nelle acque al di sopra delle Tegnùe. In immersione, durante la fase di discesa e di risalita, molto probabilmente si possono intravedere zerri, sugarelli, boghe e magari anche sgombri o palamite. Ma cosa hanno in comune tutte queste specie? Osservandoli bene si potranno notare le tipiche caratteristiche dei pesci pelagici: essi, infatti, trascorrono la loro vita nuotando nelle acque distanti dal fondo e hanno evoluto caratteri simili che permettono loro di adattarsi a questo tipo di ambiente. Questo tipo di evoluzione, che porta specie anche molto distanti tra loro ad assumere caratteristiche simili, viene chiamata “convergenza evolutiva”. Tutti gli animali che sono definibili come buoni nuotatori hanno infatti una forma simile. Trattandosi di animali in continuo movimento devono tutti avere una forma allungata che permette loro di raggiungere il livello massimo di idrodinamicità. In particolare le specie che meglio si sono adattate al nuoto, i cosiddetti grandi nuotatori, hanno delle proporzioni corporee molto simili tra di loro. Studi di idrodinamica, condotti, ad esempio, per la progettazione dei sommergibili, hanno mostrato che la forma più idrodinamica è quella in cui la larghezza massima è pari ai 2/5 della lunghezza e che il rapporto ottimale tra larghezza e lunghezza deve essere pari a 0,25 (un pesce di un metro di lunghezza deve essere quindi largo 25 cm). Tale rapporto negli animali più veloci nel nuotare non si discosta molto dal valore ottimale: nel tonno è pari a 0,27, nel pesce spada a 0,24, nella balena a 0,21 e nel delfino proprio a 0,25 (anche questa ‘coincidenza’ può rifarsi alla convergenza evolutiva…).

Un’altra caratteristica comune è la colorazione. La grande maggioranza dei pesci pelagici ha una colorazione argentata (dovuta a cristalli di guanina e ipoxantina presenti nella pelle e nelle scaglie) che li rende meno visibili in acqua; hanno una colorazione più scura sul dorso e più chiara sul ventre, il che permette loro di mimetizzarsi col blu scuro del mare profondo per i soggetti che si trovano sopra di loro o con il chiarore che proviene dalla superficie se avvistati dal basso. La pelle può essere priva di scaglie (pesce spada) o con scaglie molto piccole (sgombro) per ridurre la resistenza all’acqua.

Infine, relativamente alle pinne, i pesci pelagici presentano: pinna caudale sottile con estremità molto appuntite, poiché, creando il minimo possibile della turbolenza, è la forma ottimale per un nuoto veloce e prolungato, utilizzando, conseguentemente, anche poca energia; mentre pinne più larghe e con estremità meno appuntite garantiscono una forte accelerazione, ma comportano un nuoto molto dispendioso, forma comune nei predatori, come ad esempio i branzini, che nuotano lentamente e poi scattano rapidissimi per attaccare la preda.

Le altre pinne dei pesci pelagici, infine, sono generalmente piccole, quindi provocano poca resistenza, e posizionate in punti strategici con la funzione di diminuire la turbolenza, un po’ come le varie appendici aerodinamiche delle moderne macchine di Formula 1. Nello sgombro, ad esempio, è possibile notare che prima della coda sono presenti molte piccole pinnule, che hanno lo scopo di rendere il flusso dell’acqua migliore.

Infine va detto che alcune specie di pesci pelagici, come ad es. il tonno e lo sgombro, presentano degli ‘alloggiamenti’, rientranze nel corpo, dove possono riporre le pinne pettorali quando nuotano, in modo da ridurre ancora di più l’attrito.

E ora buone osservazioni per le prossime immersioni!