SPUGNE (Poriferi) (foto Massimo Ponti)

SPUGNE (Poriferi) (foto Massimo Ponti)

Probabilmente tutti conoscono le spugne, quantomeno per il loro uso legato ai momenti di igiene personale. Probabilmente però non molti ne conoscono bene le caratteristiche biologiche estremamente peculiari. Si tratta degli organismi animali più “semplici” presenti in natura, tra le prime forme di animali pluricellulari ad essere comparsi nel nostro pianeta, e quindi in teoria i “meno evoluti”. Le spugne infatti sono organismi che non possiedono apparati o organi differenziati, non hanno un sistema nervoso, ma sono costituiti unicamente da 3 strati di cellule, ciascuno con una propria funzione. A questo punto però è giusto fare una precisazione. Quando si parla di evoluzione e più in generale di biologia, non si deve confondere il concetto di più evoluto con quello di vincente, o attribuire al concetto di semplice o poco evoluto una qualifica negativa o un senso di inferiorità. Nel caso delle Spugne infatti proprio le loro caratteristiche di semplicità e “scarsa evoluzione” hanno permesso a questo gruppo di diffondersi in tutti gli ambienti marini del mondo, dai mari artici agli abissi oceanici, passando per i mari temperati a quelli tropicali. Questa mancanza di organizzazione interna inoltre porta la spugna ad avere una estrema plasticità di forma, con la conseguenza che spugne della stessa specie possono avere forme e dimensioni totalmente diverse a seconda dell’ambiente in cui si trovano. L’estrema semplicità ha portato in dote alla spugna caratteristiche riproduttive molto particolari, esse, infatti, sono in grado di riprodursi sia sessualmente che asessualmente. Nel primo caso entra in gioco la produzione di uova e spermatozoi perché possa avvenire la fecondazione; vi sono specie che presentano individui con sessi separati e che producono, quindi, gameti femminili o maschili a seconda del sesso, e vi sono specie con individui ermafroditi, che, invece, li producono entrambi. Nel periodo riproduttivo (primavera-autunno) gli spermatozoi vengono rilasciati nell’acqua e catturati o dalle femmine o da altri individui che producono anche gameti femminili tramite le cellule interne alla cavità, i coanociti, che li conducono alle uova. Dalla fecondazione nasce una larva planctonica, detta anfiblastula, che, dopo alcune trasformazioni, si fissa al substrato e dà origine all’individuo adulto.
Nel caso della riproduzione asessuale, le spugne hanno adottato straordinarie tecniche di sopravvivenza e diffusione. Sono, infatti, in grado di formare alcune escrescenze all’esterno o all’interno del corpo, che vengono denominate ‘gemme’, ‘gemmule’ e propaguli’, che altro non sono che una piccola spugna in miniatura che, staccandosi dalla ”spugna-madre”, formano un nuovo individuo. Questa straordinaria caratteristica permette al porifero di riprodursi in tutte le stagioni dell’anno e anche quando le condizioni ambientali sono sfavorevoli al punto tale da provocare la morte dell’individuo adulto; le escrescenze, una volta separate dall’individuo-madre, possono restare in uno stato ‘vegetativo’ fino a quando non si ripristinano condizioni ambientali favorevoli.
Possiedono, infine, la capacità di disgregazione-riaggregazione: nel caso in cui una spugna venga distrutta e divisa in tanti piccoli pezzi, le cellule presenti nel tessuto interno, ‘amebociti’, sono in grado di ricostruire l’intero organismo a partire da ciascun pezzettino; ciò dà la possibilità a tali semplici animali di formare più individui (quindi di riprodursi) e colonizzare maggiormente il substrato.
Queste capacità e adattamenti a condizioni di vita anche estreme rendono evidente che, nonostante le spugne siano comparse sulla Terra circa 570 mln di anni fa, si trovino nella parte più bassa dell’albero evolutivo e facciano parte delle forme animali più semplici, esse siano assolutamente vincenti in quanto a sopravvivenza al punto tale da poterle considerare quasi immortali.