GATTOPARDO (Scyliorhinus stellaris) (foto Massimo Ponti)

GATTOPARDO(Scyliorhinus stellaris ) (foto Massimo Ponti)

Il Gattopardo (Scyliorynus stellaris), ritratto nella fotografia, e il Gattuccio (Scyliorynus canicula), sono le due specie di squalo che si possono avvistare nelle Tegnùe di Chioggia. Queste due specie sono molto simili fra loro per forma, dimensioni e colorazione, ma le si può distinguere per le dimensioni delle macchie, che nel gattopardo sono più grandi e meno fitte.

In quest’area possiamo inoltre trovare una terza specie di elasmobranchi (il gruppo a cui appartengono squali e razze), l’Aquila di mare (Myliobatis aquila). Questo meraviglioso animale, simile alla manta, si nutre di invertebrati che cattura sul fondo sabbioso, ma per lo più può essere avvistata mentre nuota elegantemente vicina alla superficie.

Gli elasmobranchi sono un gruppo davvero interessante e dalle caratteristiche peculiari, molto diverse dai pesci ossei: il loro scheletro è costituito unicamente da cartilagine, un tessuto molto più flessibile e leggero rispetto alle ossa; non posseggono la vescica natatoria, l’organo che i pesci ossei usano per regolare il proprio assetto. Per sopperire a questa mancanza, gli squali posseggono un fegato molto grande (circa il 25% del corpo) e ricco di grassi, tra cui un olio, chiamato squalene, che, essendo più leggero dell’acqua, aumenta la galleggiabilità dell’animale. Nonostante ciò risultano comunque più pesanti dell’acqua e, per non affondare, le specie pelagiche (quelle cioè che nuotano nella colonna d’acqua) sono costrette a nuotare costantemente. Gli squali hanno anche un particolare sistema di escrezione e di osmoregolazione (i processi che regolano la concentrazione dei soluti nel sangue), che li porta ad avere un’alta concentrazione di urea nel sangue. Quando uno squalo viene pescato, l’urea viene rapidamente digerita dai batteri, portando alla produzione di ammoniaca e al conseguente sgradevole odore che chiunque si sia mai avvicinato ad uno squalo morto anche da un solo giorno ha potuto notare.

Gli squali sono comparsi negli oceani circa 450 milioni di anni fa, prima che i primi vertebrati cominciassero a colonizzare le terre emerse. Si pensa che durante il corso dell’evoluzione questo gruppo abbia subìto relativamente pochi cambiamenti e che le specie attuali siano comparse addirittura 65 milioni di anni fa, quando il mondo era ancora popolato dai dinosauri. Questa stabilità evolutiva, questa mancanza di cambiamenti radicali, probabilmente si può ricondurre al fatto che questi organismi sono risultati fin da subito perfettamente adattati alla vita marina, di conseguenza la selezione naturale non li ha costretti a subire ulteriori cambiamenti.

A questo punto, però, va sottolineato quanto segue: quando si sente parlare di squali è difficile non pensare ai diversi racconti di attacchi e aggressioni da parte di questo incredibile animale.

Sicuramente lo squalo è in grado di far emergere in noi paure ataviche, un terrore derivante dallo sentirsi impotenti, in pericolo, di fronte ad una creatura contro cui non abbiamo la minima possibilità di confronto o controllo. La verità è però molto diversa. Gli studi infatti indicano che se da una parte il numero medio annuale di vittime provocate dagli attacchi di squalo è di circa 6 morti in tutto il mondo, ogni anno vengono pescate diverse decine di milioni di squali (le cifre variano tra i 20.000.000 e i 100.000.000). È stato calcolato che ogni anno vengono pescati tra il 6,5 e l’8% di tutti gli squali presenti, una cifra decisamente poco sostenibile per degli organismi con le caratteristiche degli squali. Si tratta, infatti, di specie con cicli vitali lunghi e (come tutti i predatori) con popolazioni relativamente piccole, dettagli che li rendono particolarmente vulnerabili alla pesca eccessiva. Come conseguenza si assiste ora ad un netto declino di molte delle popolazioni di squali e razze, che sta portando molte specie prossime al rischio di estinzione. Purtroppo attualmente non vi sono molti studi in grado di fornire cifre certe a livello globale, ma le ricerche settoriali condotte sino ad ora mostrano dei risultati decisamente allarmanti: negli ultimi 30 anni il numero di elasmobranchi che vivono intorno alle isole più popolate dell’Oceano Pacifico sono diminuite del 90% e, sempre nello stesso periodo, la popolazione dello squalo martello (uno delle creature più belle che si possono incontrare durante un’immersione) dell’Oceano Atlantico si è ridotta dell’ 87%. In Australia, esempio di nazione all’avanguardia e particolarmente attenta alla gestione dell’ambiente, ogni anno il numero degli squali della grande barriera si riduce del 6-8 %. Nel Mar Mediterraneo negli ultimi 200 anni si è assistito ad una diminuzione delle catture del 97%. Anche per Chioggia i dati raccolti indicano che le catture di razze sono passate dalle 161 tonnellate del 1946 alle 4 tonnellate del 2012, con un calo del 97,5% (banca dati della pesca a Chioggia, Adriatico settentrionale. www.chioggia.scienza.unipd.it/bancadati_sbarco.html).

A questo punto è doveroso menzionare anche ad uno dei motivi principali per cui vengono barbaramente uccisi gli squali: le sue pinne; per diverse cucine asiatiche, infatti, le pinne degli squali rappresentano una vera prelibatezza (la zuppa di pinne di pescecane), tanto che in alcuni paesi esse possono arrivare a costare diverse centinaia di euro al chilo. Questa richiesta ha portato ad un tipo di pesca, il “finning”, che, oltre ad essere una tecnica estremamente barbara, comporta uno spreco altissimo di animali. Gli squali catturati, infatti, vengono issati a bordo della nave, subiscono la recisione di tutte le pinne e poi vengono rigettati in mare ancora vivi ma chiaramente impossibilitati a muoversi, motivo per cui vanno incontro ad una lunga agonia prima di morire per soffocamento o mangiati da altri pesci. In questo modo, oltre a causare uno spreco incredibile di risorse, dato che la carne di squalo potrebbe essere commercializzata e non gettata a mare, si arrecano inutili sofferenze a questi splendidi animali. L’unico tornaconto per cui avviene questo spreco è quello economico, poiché una stiva piena di sole costose pinne vale molto di più di una stiva riempita con un numero inferiore di pinne perché il resto dello spazio è occupato dalla carne di squalo.

Questa pratica è stata bandita da molte nazioni, ma, nonostante ciò, essa rimane il sistema di pesca allo squalo più diffuso.

Di fronte a tali fatti, oltre a parlarne e a divulgarne le informazioni, una cosa certamente possiamo fare: evitare di mangiare la zuppa di pescecane.