Il fondale del Mare Adriatico è caratterizzato da una distesa sabbiosa di materiale più o meno fine a seconda della vicinanza alla foce dei fiumi. In tale distesa, il cui aspetto può ricordare quello del suolo di un deserto, sono presenti delle conformazioni rocciose assolutamente uniche per la struttura e per gli organismi che le abitano. La presenza di queste “scogliere sommerse”, chiamate Tegnùe, era nota già nel 1700, al tempo dell’abate Giuseppe Olivi, un naturalista chioggiotto che per primo studiò questo ambiente, descrivendone in maniera alquanto precisa caratteristiche e bellezze. Si ritiene che i primi a scoprire le Tegnùe siano stati i pescatori, i quali, effettuando la pesca a strascico (tecnica di pesca utilizzata nei fondali sabbiosi per catturare molluschi, crostacei e pesci presenti nei primi centimetri di sabbia del fondale), spesso si ritrovavano con le reti strappate e, una volta immersi per recuperare le reti impigliate, rinvenivano la presenza di queste conformazioni rocciose; il nome “Tegnùe” deriva proprio dal dialetto locale, il cui significato è, appunto, ‘trattenute’.

Tali strutture sono distribuite principalmente di fronte al litorale che si trova tra la foce del Po e quella del Timavo (zona Monfalcone – Grado), all’incirca tra 1,5 e 25 miglia dalla costa, ad una profondità che varia indicativamente dai 17 ai 30 metri. Le dimensioni sono molto variabili: da piccoli massi di qualche m3 a grandi ammassi lunghi qualche centinaia di metri e che si possono elevare dal fondo anche fino a 4 metri. Proprio davanti al litorale della città di Chioggia si trova il complesso di Tegnùe più ampio e importante, in cui sono presenti i raggruppamenti più grandi fino ad ora rinvenuti.

Subacqueo in visita durante un'immersione mentre illumina uno scorfano (foto di Massimo Ponti)

Subacqueo in visita durante un’immersione mentre illumina uno scorfano (foto Diving Le Tegnue)

Sebbene molti studi siano stati condotti al fine di individuare quale sia stata l’evoluzione geomorfologica del fondale adriatico che ha portato alla formazione delle Tegnùe, al momento ciò che si sa non è molto. I ricercatori ad oggi hanno indicato che le rocce potrebbero essersi formate sia per cementazione carbonatica, resa possibile dal cambiamento del livello dei mari avvenuto dopo l’ultima glaciazione (verificatasi circa 18.000 anni fa), sia per sedimentazione, dovuta alla precipitazione di carbonati che si formano dalla reazione del gas metano, fuoriuscente dai giacimenti presenti, con l’acqua di mare. Infine sembra che la loro formazione sia avvenuta anche per costruzione organogena, data dalla presenza degli scheletri calcarei lasciati, dopo la loro morte, dagli organismi vegetali e animali denominati, per questo motivo, ‘costruttori’ (tra i principali si possono annoverare alghe calcaree, cnidari incrostanti, serpulidi e briozoi). Tali scheletri calcarei, stratificandosi, possono infatti formare strutture anche di discreto spessore. Tutti questi processi hanno portato alla formazione di costruzioni estremamente irregolari, ricche di anfratti, di gallerie e di cavità,  usate da moltissimi organismi come riparo, rifugio o nursery. I subacquei che s’immergono per visitare le Tegnùe restano sorpresi per l’enorme biodiversità presente, caratterizzata da organismi animali e vegetali sessili (non in grado di spostarsi, come ad esempio le piante) e incrostanti, appariscenti per forme e colori, quali, ad esempio, spugne, anemoni, ascidie coloniali, e di numerose specie di pesci. Per tutte queste caratteristiche e per ciò che rappresentano per il nostro mare Adriatico, le Tegnùe possono essere considerate delle vere e proprie oasi di biodiversità in mezzo ad una distesa sabbiosa apparentemente povera di organismi.

Proprio l’abbondanza di alcune alghe calcaree (appartenenti alle famiglie Peyssonneliaceace e Corallinaceae) e di molti invertebrati biocostruttori, come briozoi, molluschi e policheti serpulidi, ha portato a soprannominarle ‘le barriere coralline adriatiche’. Un enorme contributo alla biocostruizione è stato dato anche da una importante specie di corallo mediterraneo, la Cladocora caespitosa, i cui frequenti resti subfossili e i rari esemplari vivi dimostrano quanto cruciale sia stato l’apporto di questa specie nella costruzione delle Tegnùe.

Primo piano del corallo 'madrepora cuscino' Cladocora caespitosa (foto di Massimo Ponti)

Primo piano del corallo ‘madrepora cuscino’ Cladocora caespitosa (foto di Massimo Ponti)

 

Al fine di proteggere questo delicato ambiente il Consiglio Comunale di Chioggia il 14 settembre del 2000 approvò la proposta di istituire un’area protetta per le Tegnùe di Chioggia e ne presentò richiesta al Governo. Il 5 agosto 2002 l’area fu quindi dichiarata “Zona di Tutela Biologica” (ZTB) con  Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (G.U. n. 193 del 19-8-2002) che impose il divieto di qualsiasi attività di pesca.

Dal 2002 ad oggi, grazie alla Regione Veneto, al Comune di Chioggia, all’Associazione “Tegnue di Chioggia-onlus” coadiuvata da club subacquei della zona, all’ISPRA (sede di Chioggia), al CNR-ISMAR di Venezia e di Bologna, all’Università di Padova, molte sono state le iniziative messe in atto per garantire la protezione, il controllo, la conoscenza e la corretta fruizione dell’area da parte dei sub. Questo impegno ha portato alla realizzazione di diversi obiettivi, tra i quali i più importanti sono:

  •  posa di 12 boe luminose in corrispondenza dei punti di immersione più interessanti, le quali sono state ‘ancorate’ sul fondale sabbioso attraverso un corpo morto (cubo di cemento di circa 4 m3 di dimensioni) posizionato a circa 10 metri dalla tegnua. Queste boe permettono alle barche dei sub di ormeggiarsi senza calare l’ancora e senza quindi il rischio di rovinare il fondale;
  • realizzazione di percorsi subacquei grazie al posizionamento di sagole che permettono ai subacquei visitatori di ritrovare il corpo morto per la risalita; su tali percorsi vengono effettuate continue manutenzioni e pulizia;
  • divulgazione delle conoscenze sulle Tegnùe e educazione ambientale alle scuole, ai club subacquei e ai cittadini interessati o che richiedono interventi di approfondimento;
  • produzione di materiale informativo per diverse tipologie di target (turistico, scolastico, ricreativo), gadget, brochure, poster;
  • realizzazione dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) Tegnùe (L.R. 15/2007, approvata con DGR 3730/2008);
  • proposta dell’area quale Sito di Importanza Comunitaria con Decreto della Giunta Regionale del Veneto nr. 220 del 1 marzo 2011.

Le Tegnùe restano ad oggi un ambiente unico e peculiare del Mare Adriatico Settentrionale, ma ancora molto poco noto. Ciò che il Comune di Chioggia si ripropone di fare attraverso tutti i canali a disposizione è far conoscere il più possibile tale mondo sommerso. Solo con un’adeguata divulgazione ed educazione alla tutela e al rispetto di tale area sarà possibile garantire la salvaguardia e il mantenimento nel tempo di un ambiente così unico e raro.